Power to the Holy Roman Empire

1 November 2009

Lasciamo alla prossima puntata le nostre simpatiche avventure al ristorante indiano nel Raval, per intrattenervi con il racconto della nostra gita fuori porta a Tarragona, antico insediamento romano, nonchè amena località di mare, ad appena un’ora e mezza di treno da Barcellona.

In attesa alla Estaciò de França, come in un libro di Carlos Ruiz Zafòn, ci siamo stupiti ancora una volta nel constatare che i treni partono in orario ovunque, tranne che in Italia. Altra piacevole particolarità, il percorso si snoda su parte della Costa Brava, offrendo ai viaggiatori la possibilità di rilassarsi (e abbioccarsi) in contemplazione dell’acqua cristallina e dei candidi villaggi di pescatori.
Peccato solo che le señore in parte a noi abbiano deciso di fare colazione a pane e salame all’aglio alle 9 di mattina. Tonificante a tal punto che ci siamo dimenticati dell’euforia provata nello scoprire che i sedili dei treni possono essere composti a proprio piacimento. E’ impossibile da spiegare a parole, bisogna ammirarne dal vivo la semplice genialità.
Tarragona è un gioiellino. La città vecchia è composta da stradine acciottolate, piazze soleggiate e chiostri ombrosi. Una volta visitato il centro, spingetevi verso la costa, dove i nostri antichi romani hanno ben pensato di costruire un anfiteatro. Cosa c’è di meglio che vedere una tigre che sbrana un gladiatore, accompagnati dal dolce sciabordìo delle onde?
Se vi avanza tempo, comprate il biglietto cumulativo (solo 5€) che consente l’accesso a tutti i luoghi di interesse, comprese Villa Canal e Casa Castellarnau, l’ideale per fantasticare sulla vita dei nobili di un paio di secoli fa.
Ma basta parlare di cose serie (che potete leggere in qualsiasi guida del resto).
Veniamo al sodo.
A pranzo, abbiamo scelto un delizioso ristorantino in Plaça del Forum (il nome l’abbiamo naturalmente scordato, ma era l’unico) e qui, tra un pan amb tomaquet e un’oliva succosa, abbiamo osservato uno strano viavai.
Un gruppo di vecchietti aveva scelto di passare il tempo stazionando nei pressi di una panchina ai margini della piazza. E fin qui niente di male.
Il fatto è che a un certo punto, sono stati raggiunti da un baldo giovine che, dopo breve discussione, si è allontanato.
Improvvisamente, i vegliardi hanno cominciato a fumare e ridere, alzando la voce sempre di più, e facendoci captare sempre più insistentemente la parola porro e un inconfondibile odore di fumo.
Insomma, per farla breve, si stavano fumando una canna!!!
I vecchietti! Età media ottanta! In mezzo alla gente!
Altra particolarità di Tarragona è la massiccia presenza di gatti, grassi e setosi. Ovunque. Sono simpatici e invadenti e non si fanno problemi a sbucare di colpo da dietro una macchina per farvi spaventare. Vorrei ricordare in modo speciale il gatto Gianfranco, che ha sfidato l’ignoto solo per farsi accarezzare, gratificandomi con fusa che hanno fatto vibrare il pavimento.
Infine, attenzione alle persone che lavorano nei musei perchè hanno la fastidiosa tendenza a volervi organizzare la visita. Ora, parliamoci chiaro, non è che abbiano questi edifici sterminati, le cose da vedere sono pochette. Eppure, niente. Vi obbligano a fare come vogliono loro! E prima andate in questa sala, poi in quella…
Ma a noi sono piaciuti lo stesso perchè ci hanno ricordato qualcuno…

From veganland with love

17 October 2009

E’ ora di smetterla di parlare di noi, per tornare a consigliarvi locali da provare nella capitale catalana.

Oggi è il turno di “Vegetalia“, un ristorantino grazioso e familiare che si trova nel cuore del Barri Gotic.
L’ambiente è rilassato e molto “zen”, i camerieri giovani ed eccentrici (a giudicare dai loro vestiti, anche se l’abito non fa il monaco), i prezzi stracciati e le pietanze semplici ma per i robusti appetiti dei famelici vegetariani.

Se non si era capito, il ristorante è totalmente cruelty free.

Ordinate la paella di verdura che viene servita con una deliziosa salsetta di misteriosa origine. Nell’attesa, ammirate le fotografie esposte, e non dimenticate di provare uno dei deliziosi dessert della casa, serviti con vera panna montata…di soja!

Se siete fortunati come noi, avrete modo di vedere dal vivo una serie di stereotipi americani. Grazie al tavolo accanto, abbiamo origliato una conversazione di “sounds good!” e “f**k man!”.

Didattica.

PS: il locale funziona anche da negozio di prodotti biologici e vegan.


Vegetalia
Carrer dels Escudellers 54
08002 Barcelona, Spain
+34 933 173 331

*veg friendly



Quina hora és?

8 October 2009

Devo rendervi partecipi di una cosa che mi ha sconvolto.

Da un mesetto sto frequentando un corso di Catalano sponsorizzato dall’Ajuntament di Barcellona, che se non ho capito male è semplicemente il comune. (prendere esempio…)

Già durante le prime lezioni, ho scoperto elementi di fondamentale importanza, tipo che se sei uomo e ispanico ti chiamerai o Carlos o Raoul, e che “bacio” si dice “peto”.

Fino a qui, tutto normale.
La settimana scorsa, la svolta.
Abbiamo parlato di ore. Voi direte “Embè? Ovvio! Qualsiasi corso di lingua a livello basico ti deve insegnare a dire e chiedere l’ora”.
Lo state dicendo? Ditelo. Bene.
Anch’io, quando ero una giovine ingenua e a digiuno di Català, lo pensavo.

Sbagliavo.

Qui le ore si dicono così:
Se sono le 10.15, direte “è un quarto delle 11
Se sono le 10.30, direte “sono i due quarti delle 11
E così via.
Se però sono le 10.40, direte “sono i tre quarti meno cinque delle 11
Se sono le 10.20, direte “è un quarto più cinque delle 11

Aggiungeteci il Catalano, e vi troverete a vagare circospetti per le strade, terrorizzati anche solo dall’idea che qualcuno vi chieda l’ora.

A me è sembrato assurdo e anche ai miei compagni di classe che mi guardano come se avessi due teste. Perchè?
Non parlo tanto bene lo Spagnolo (e le lezioni in che lingua sono…?) ma lo capisco, e mi rivolgo a loro in un misto di gesti e varie lingue (compreso il latino!). Inoltre, tra loro c’è una simpatica professoressa di Francese che gentilmente traduce se non capisco. E io traduco in Inglese a una ragazza giapponese.

Forse ho capito perchè mi guardano male.

Quello che non sanno è che io parlo fluentemente sia il Catalano che il Castigliano.

Ma li parlo assieme.

E stavo giusto pensando di chiedere l’indipendenza.


La donzelletta vien…dal mare

29 September 2009

Siete stanchi del logorìo della vita moderna e, casualmente, vi trovate a Barcellona in questo periodo?

Svegliatevi prestino, prendete l’autobus (o la métro) diretto al villaggio olimpico. Scendete, dirigetevi verso la spiaggia, togliete le scarpe, arrotolate i pantaloni sui polpacci, svuotate la mente e sedetevi ad ammirare lo spettacolo.

Il sole non ancora alto fa sembrare il mare dorato e proietta delle ombre lunghissime tra le dune di sabbia. La folla non è ancora arrivata, quindi sentirete solo il silenzio, lo sciabordio delle onde, i gabbiani…e il bipbip dei metal detector degli sciacalli cercatori di monetine.

Proseguite la vostra passeggiata con il vento tra i capelli e i piedi affondati nella sabbia bagnata. Non distraetevi perchè le onde spesso e volentieri arrivano a lambire le chiappe. Giratevi a guardare le vostre impronte che vengono cancellate dal mare e spingetevi fino alla fine del molo, dove l’aria è più impetuosa e l’acqua più profonda.

Resistete (o anche no) alla tentazione di buttare in acqua i pochi pescatori e sedetevi in un punto possibilmente al riparo dalle onde anomale che vi trascinerebbero in mare in pochissimo tempo. Guardate l’orizzonte e rilassatevi. Seguite il flusso della vostra mente, sentitevi dei vecchi lupi di mare naufragati su un’isola deserta, ma toglietevi dalla testa la bottiglia di rhum.

E’ così che partorirete idee del tipo:

1)perchè se zio Paperone è il fratello di Nonna Papera, la chiama nonna? E perchè Paperino e Paperina sono nipoti dello stesso zio pur essendo fidanzati? E Ciccio? Cosa mi rappresenta?

2)quanto brutta è “Il sabato del villaggio” di Leopardi?

3)cosa è passato per la testa degli stilisti di Tezenis quando hanno pensato di proporre pigiami composti da pantaloni lunghi e…reggiseno? Alle correnti d’aria non ci pensano?


Carrer dels Escudellers Blancs

27 September 2009

C’è l’ometto del gas, che urla “Butanooooo!!!” e cammina, trascinando il suo carretto pieno di bombole.

C’è un orologio a cucù che canta ogni ora.

C’è un altro ometto, che chiama “Carlos!” dalla strada. Invano. Carlos non risponde mai. E lui continua.

C’è un gatto che miagola scongiurando qualcuno.

C’è l’appartamento di fronte, lussuoso e vuoto, con la sua domestica silenziosa.

C’è un bambino che corre su una motoretta probabilmente illegale.

C’è il vicino che riempie l’aria con la Callas e Nancy Sinatra.

Ci sono dei signori fermi agli angoli che mormorano qualcosa e poi litigano tra loro, in una lingua sconosciuta.

C’è un barbone, che parla con due voci e non dice cose carine.

C’è l’indiano del deli che lavora alla cieca perchè guarda sempre youtube e se la ride.

C’è la menta sul mio balcone che langue.

C’è il nostro amico Jürgen che anima le serate.

C’è la strada che viene lavata e sa di pesce.

Ci sono gli uccellini, che non sono uccellini ma gabbiani.

Ci sono i turisti. Anzi non ci sono perchè per questa via non si avventurano.