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Osservare, constatare e criticare

15 July 2009

Avvertenza: questo post contiene opinioni strettamente personali.

In un’afosa e deserta Sddp, non c’è niente di meglio da fare che osservare, constatare e criticare.
Voi direte: “Andate a divertirvi come fanno tutti, in biblioteca”.

Sì, siamo antipatici.

Oggi abbiamo deciso di parlare di una tendenza che affligge la nostra società, soprattutto tra i giovini (anche tra i non più giovini purtroppo), c’est à dire tatuaggi e piercing.
Negli anni ‘90 il massimo era mettersi l’anellino al naso (il mio è stato fatto nel ‘98 e tolto nel 2008. Dieci anni di gloriosa permanenza sulla mia narice destra), sull’orecchio ma sul padiglione (per intenderci dove c’è cartilagine e non ciccia di lobo), o, proprio in casi estremi, al sopracciglio.

Di tatuaggi non si parlava neanche. Quelli che li avevano, o li facevano di nascosto o erano orfani.

Adesso è tutta una.
Se non hai almeno quattro piercing in faccia, non sei nessuno. Tralasciando i posti “tipici”, ci si forano guance, labbra, lingue, e parti di viso di cui si ignorava l’esistenza prima di metterci un orecchino. E cioè: tra le narici, alla base del naso e su quel pezzo di orecchio rigido che fa male solo a toccarlo.
Che schifo.
Vogliamo dire quanto più bello sarebbe vederne solo uno? Eh no.
L’altro giorno ho visto una ragazza con almeno una dozzina di palline metalliche in faccia.
Sembrava che avesse la varicella.

Per quanto riguarda il resto del corpo…beh, c’è l’imbarazzo della scelta.
Una ragazza non merita di chiamarsi tale se non ha l’ombelico orrendamente deturpato. Se poi la suddetta ragazza non ha proprio un vitino da vespa e il piercing si perde tra le pieghe di ciccia…vi sembra il caso?
Non c’è niente di più volgare e antiestetico. Bleah.
Stendiamo un velo pietoso su capezzoli e affini. Più che altro perchè lo svenimento è imminente.

Passiamo al secondo capitolo: i tatuaggi.
“Cosa faccio oggi? Mmmm…un tatuaggio”. E’ questo lo spirito che accompagna chi apparentemente non si rende conto che si sta scrivendo in modo indelebile e perenne sulla pelle! Si facessero disegnare cose carine, passi.

Magari. Tralasciando orrori tipo bracciali tribali, rose sanguinanti e gesucristi piangenti, ora va di moda tatuarsi delle boiate colossali, tipo:

-la data di nascita scritta in numeri romani.
Perchè?
Hai paura di dimenticartela? Vuoi che tutti la sappiano? Credi che i tuoi amici di fronte a “XXX VI MCMLXXXIII” riescano a capire che si tratta di un numero e non di una marca di jeans (tra l’altro difficilissima da ricordare!)?

-il proprio nome (o altre amenità) in: arabo, giapponese, ebraico, cinese, greco, indiano…
E’ assurdo. Che senso ha?
Il bello è che in realtà nessuno sa quello che c’è scritto. Come quello che si era fatto tatuare il simbolo giapponese della forza, poi ha chiesto a un vero nipponico di tradurlo e questo ha risposto “JAPAN!”.

-l’effigie dell’eroe di turno.
E’ oggettivamente una stronzata.
Recentemente, ho origliato la storia di una che si è fatta tatuare Roberto Bolle sulla chiappa. Perchè? “Sono sempre stata appassionata di danzaaaaa!!!”.
Ok.
Anche a me una volta piaceva Max Pezzali. Ma ci ho riflettuto su.

-frasi di ogni tipo.
Da “Sharon/Maicol/Selvaggia/Rocco/Rudi io e te tre metri sopra il cielo” a “Voglio trovare un senso a questa storia anche se questa storia un senso non ce l’ha” a “Sbagliare è soffrire/partire è morire/sperare è sognare/vivere è dormire”.

Io per queste cose, tengo una Moleskine in borsetta.

I vitelloni nel Far West

11 July 2009

Tex Willer

Tex Willer


Nonostante le nostre valigie siano al momento vuote e riposte sotto i letti (ancora per poco), non vogliamo privarvi delle nostre perle di saggezza (e modestia!), quindi vi parleremo di usi e costumi degli autoctoni della nostra città natale. Che poi autoctoni siamo anche noi, quindi è perfetto.

Il momento peggiore in cui capitare a SddP è proprio questo.
Non c’è nessuno perchè vanno tutti a Jesolo. Che bello.
C’è chi dice che le città d’estate siano affascinanti. Evidentemente non è mai passato per di qua. Sddp non è affascinante, fa paura. Provate ad uscire ad una qualsiasi ora di un qualsiasi pomeriggio di un qualsiasi giorno della settimana.
Sopra di voi cominceranno volare gli avvoltoi e lo sceriffo (o vigile di quartiere) vi inviterà a bere qualcosa nel saloon. Siamo nel Far West. Mettiamo che vi viene voglia di fare shopping, siete intellettuali e volete comprare un libro. Cercate una libreria. Appunto, UNA libreria. Non c’è scelta. Per fortuna il proprietario è Michael Bolton.
Acquistati i vostri fardelli di cultura, vi consigliamo di proseguire il vostro itinerario verso sinistra. Verso la piazza principale della città…oooohhhh! Non lasciatevi spaventare dal…ehm…monumento al centro. E’ inoffensivo, non morde. Anzi, poverino, da anni funge da punto di ritrovo per la gioventù che ci si arrampica per mangiare il gelato.
A proposito di gioventù. Sotto i portici, a sinistra, la meravigliosa biblioteca dove le nuove leve di SddP vanno a studiare. Nuove leve…oddio, alcuni hanno una certa età, sono i classici simpaticoni fuori corso. Ahahahah!!! Gente su cui circolano delle leggende metropolitane. Poi…anche studiare è un parolone. La maggior parte arriva, molla la giacchetta sulla sedia per occupare il posto e poi? Beh, pausa!
Di 40 minuti.
Poi torna, ride e scherza con gli amici, abbassa la testolina affaticata sul libro per 20 minuti. E poi? Beh, pausa!
In questo modo, chi in biblioteca ci va per studiare davvero, trova tutti i posti occupati da giacche e zaini, certamente più concentrati dei rispettivi proprietari. E fa sorridere la notizia di una petizione firmata e controfirmata dai suddetti sgobboni, per far fronte alla minaccia di una riduzione degli orari di apertura.
Giustissima la causa, ma come direbbe qualcuno…”Nooo, non devi firmare le petizioni…devi studiareee”. E questa battuta, vi anticipiamo che la capiremo in tre.

Dopo un intenso pomeriggio di studio matto e disperatissimo, vi verrà voglia di uno spritz. Ed è qui che SddP STUPISCE. Un bar per abitante. Siccome di solito abbiamo fame, scegliamo in base a “dove ti danno qualcosa da mangiare”. Esclusi quindi i pop-corn stantii del primo bar (peccato perchè è bello), escluso il secondo bar per motivi logistici (non ci piace la gente), andiamo verso il terzo bar dove da mangiare c’è il ben di dio, ma l’età della clientela si alza pericolosamente.
Per sentirvi dei giovincelli.

(questa volta però non scriviamo gli indirizzi dei locali)

Noi tra due settimane ri-abbandoniamo il nido.
E voi?

“Giuseppina, non ti lavare. Torno tra 5 giorni”

23 June 2009

La febbra

La febbra


Quando si parla dei Parigini, si dice malignamente che sono stronzi e sporchi.
Del primo stereotipo abbiamo già abbondantemente parlato, sfatandolo, del secondo…beh, il discorso è un po’ più delicato. E la frase di Napoleone nel titolo lo dimostra.
Anche se non hanno il bidet e non ne sentono assolutamente la mancanza (siamo noi latini ad avere questa fissa!!!), è un po’ esagerato dire che sono sporchi…piuttosto diremmo che sono più rilassati.
Girano per le strade brandendo le loro baguettes come spade, raccolgono il cibo caduto per terra ci soffiano sopra e se lo mangiano come se niente fosse, non battono ciglio se la commessa del panificio si asciuga il sudore, si mette un dito nell’orecchio e poi li serve con un gran sorriso.
Nei supermercati francesi, non esistono guanti. La frutta si palpa a mani nude e via. Tanto poi a casa la lavano. O no? I bambini si rotolano sul pavimento delle métro sotto gli sguardi divertiti dei genitori, strofinando il paffuto visetto sul palo bisunto e dalla ricca fauna batterica.

Noi bambini italiani ci ricordiamo della nostra mamma accigliata che urla “cacca!” al minimo contatto delle nostre manine col suolo. Guai al solo pensiero di toccare il palo della metropolitana. Pensate che io mi faccio scudo con la manica del giubbotto. E appena esco, giù di gel antibatterico. Dicono che da quando sono arrivata in Francia, le vendite si siano impennate.

Il risultato di questo? I bambini hanno degli anticorpi grossi come mosconi. (e i genitori li mandano a scuola con 38° di febbre!)
Noi, invece, non ci siamo mai ammalati così tanto come da quando siamo a Parigi. Usciti dal bozzolo asettico di mammà, i germi ci hanno preso di mira, attaccandoci in veri e propri squadroni della morte.
Il raffreddore che gira qui, non è quello che c’è da noi. Questo è potente, dura per mesi e spesso e volentieri si trasforma o convive con qualche altro virus che approfitta delle italiche difese.
Ed è così, che il farmacista sotto casa si è arricchito notevolmente.
E le malattie che a Parigi ormai da tempo battono la fiacca, con noi hanno fatto dei festoni.

Tonsillite purulenta con pus.
Gastroenterite micidiale bubbonica. Due giorni e due notti di corse al water con interessamenti del muro, febbre alta e visioni di santi e martiri.
Congiuntivite fulminante. Occhi cisposi emananti giallo e allucinazioni psico-visive.
Infezione alla lingua (sì, è successo davvero), con impastamento del tratto orale. E ancora ci stiamo chiedendo che malattia fosse.

Per non parlare di.
Brufoli vari.
Pelle secca. Quella piacevole sensazione della faccia che cade a pezzi.
…PIDOCCHI!!! (abbiamo visto con i nostri occhi un padre spulciare il figlio, come un babbuino nella foresta pluviale. Solo che erano nel métro all’ora di punta.)

Vi abbiamo deliziato?
Speriamo che ci vorrete ancora bene, una volta tornati in Italia. Probabilmente riporteremo in giro malattie ormai estinte. Ma i nostri anticorpi adesso sono dei leoni!

Vive la France!!!

Cantare sotto le stelle

22 June 2009

Fête de la musique

Ieri, primo giorno d’estate, si è svolta a Parigi la “Fête de la musique”, cioè una figata pazzesca.

Cantanti e musicisti, professionisti e non, si sono esibiti ad ogni angolo della capitale per festeggiare l’arrivo della bella stagione (anche se qua è un po’ azzardato dire “bella”). La festa è cominciata di pomeriggio ed è continuata per tutta la notte. La gente si è divertita, ha cantato e ballato sotto le stelle, e soprattutto ha bevuto. E questo di poteva intuire dall’odore di vomito presente nei métro stamane (probabilmente dovuto al fatto che al modico prezzo di €2,50, si poteva viaggiare gratuitamente e illimitatamente per tutta la notte).

Inconvenienti:
-dato che le varie postazioni erano vicinissime, le musica si sentiva un po’ mescolata
-dato che le nostre conoscenze di musica francese si limitano a Johnny Hallyday e Serge Gainsbourg, abbiamo assistito a dei concerti, senza sapere chi fossero i cantanti. E dire che gli spettatori si strappavano i capelli di gioia!

Consigliatissima l’esibizione della band partenopea che quando se ne va, imita una sirena della polizia con la fisarmonica.

Ci siamo divertiti un sacco!
Da riprovare il prossimo anno!

Vacanze…parigine

16 June 2009

Audrey Hepburn
L’ultima settimana di maggio mi sono presa un periodo off, per godermi gli ultimi giorni da 25enne e poter entrare a scrocco nei musei.
Ho cercato di scegliere qualche meta originale, per non trovarmi sommersa di gente e per evitare l’effetto “sono talmente nervosa che non sto neanche guardando dove sono”. Naturalmente non ci sono riuscita: esperimento fallito. Pero’ mi sono vista delle cose nuove (per me) e interessanti, e soprattutto che non avrei mai visto pagando il biglietto. Spilorcia? No, assennata.

Ecco la mia settimana, cosi’ che possiate trarne degli spunti se vi va:

Lunedi’
Dopo essermi resa conto che mi ero presa un raffreddore mostruoso (naturalmente il primo giorno di vacanza), mi sono avviata verso il Centre Pompidou.
Lo so, non è nè una meta originale, nè poco conosciuta, quindi ho disobbedito da subito ai miei propositi. Pero’ a me il caro vecchio scassone piace tanto e appena posso ci vado.
Conscia del mio status di non pagante, mi sono diretta decisa -e bullandomi anche un po’- verso l’entrata del museo, dove un energumeno mi ha chiesto con sguardo inquisitore chi mi credessi di essere per non voler fare la fila. E cosi’ ho scoperto che ero comunque obbligata a farmi venti minuti di attesa per ottenere un biglietto per l’entrata gratuita. Cosa che si contraddice in termine. Bah, SPQ…F.
Una volta sventolato il biglietto davanti al naso dell’energumeno di cui sopra, ho scoperto che non avevo accesso alle mostre temporanee (una su tutte: Kandinsky), ma dovevo “accontentarmi” dell’esposizione permanente.
Che era chiusa per tre quarti.
Sconsolata, ho ammirato il panorama dall’ultimo piano, sentendomi un po’ il presidente degli Stati Uniti. Ho anche salutato con la mano, quando nessuno mi vedeva.

Martedi’
Sono partita alla volta della Maison de la Photographie. Chiusa.
Seconda tappa: il Mémorial de la Shoah. Davvero emozionante. Da vedere assolutamente.
Purtroppo a me è rimasto più in mente il nubifragio che si è scatenato una volta messo il naso fuori dall’edificio e la conseguente corsa à bout de souffle verso il métro. Una valle di lacrime.

Mercoledi’
Giornata pienissima.
Prima tappa: la casa di Victor Hugo. Ci ero passata un milione di volte di fronte e non avevo mai voglia di entrarci. Pourquoi pas?
Una volta entrata, mi sono diretta alla cassa, e…

io: “è gratuito per i minori di 26 anni, giusto?”
loro: “no…”
io (in modalità grazie lo stesso, tornero’ : “ah..ehm, uhm…pensavo…”
loro: “…è gratuito per tutti!!! Ahahhahahahhahha!”

Ovvero, come divertirsi con poco. Attenzione pero’, perchè ci rimarranno malissimo quando rifiuterete l’audioguida a pagamento. Vedrete la delusione dipingersi sui loro volti. Da sentirsi in colpa per tutta la giornata.
La mia personale opinione sulla casa di Victor Hugo? Niente di che. Poi i gusti son gusti.

Notevolissima, invece, la Maison de la Photographie! Ne vale davvero la pena. Andateci!

Pausa pranzo. Abbiamo (raggiunto il resto del team) mangiato la pizza. Non male, ma questo è un altro discorso.

Escursione del pomeriggio: Panthéon.
Come mai non ci sono andata quando abitavo li’ in parte? Boh.
Bello è bello. Il problema è che non è che ci siano poi molte cose da vedere all’interno, a parte delle tombe.
Questo diventa un problema se avete deciso di partecipare alla visita sul tetto delle 16.30 e sono le 15.32.
Momento di giubilo: la scoperta del pendolo di Foucault. Tanti anni passati sui libri di Fisica (pfff…) hanno dato buoni frutti. Pero’ dopo dieci minuti di “Esiste davvero” e “Oscilla un casino”, è imbarazzante.
Attenzione al vecchio che attacca bottone. Forse, data l’età, è proprio Foucault.

Giovedi’
Brutto tempo e raffreddore dilagante.
Escursione del giorno: Starbucks. (da provare il nuovo Frappuccino Fruits Rouges)

Venerdi’
Eurodisney! Ma di questo sapete già tutto…

Indirizzi utili
Centre Pompidou
Place Georges Pompidou
75004 Paris
M: Rambuteau

Mémorial de la Shoah
17, rue Geoffroy-l’Asnier
75004 Paris
M: Pont Marie, Saint-Paul

Maison de la Photographie
5/7 rue de Fourcy
75004 Paris
M: Saint-Paul

Panthéon
Place du Panthéon
75005 Paris
M: Maubert Mutualité
RER B: Luxembourg