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Paris je t’aime

26 June 2009

Paris
11 mesi.

Cos’è Parigi?

Il gruppo di ragazzini, sempre diversi, che vedo ogni mattina in marina a Place des Vosges.
Il posto dove lavoro, dove siamo un’italiana, una giapponese una portoghese e un francese, eppure riusciamo a litigare senza problemi.
La linea 5 del métro: Bobigny-Place d’Italie. Arancione.
Il negozio di scarpe all’angolo, dove ci manca poco che mi metta a leccare la vetrina.
L’aria che esce dalle grate della métro e mi alza la gonna (proprio come Marilyn, un filino più goffa).
Le occhiaie, il sonno, tante scale.
Rendersi conto che quando c’è un matrimonio, anche qui suonano i clacson come pazzi.
Il barbone che staziona sempre vicino alla stessa statua e mi saluta ogni mattina e ogni sera.
L’altro barbone, quello che urla contro il suo amico immaginario.
Il palo della métro. Se solo potesse parlare.
Quando pensi di incontrare un sacco di personaggi famosi, e poi scopri che sono semplicemente dei sosia.
DepAntor: de, e, pe, e, en, te, o , er. Ripetuto alla nausea. E Madiski’ !
L’uomo delle pulizie che mi chiama Julia Roberts.
Il nostro ex vicino di casa che rispondeva al telefono dicendo “Oui bonjour“.
Tutti i digicode che ci siamo dovuti imparare a memoria e che non dimentichero’ mai, non perchè ci sia affezionata ma perchè la mia memoria funziona in modo strano e ricorda per anni cose inutili.
Il vento che quando soffia forte, è proprio forte.
La pioggia che batte sui balconi del nostro nido.
Queste ragazze a loro agio sui tacchi.
Facciamo una passeggiata?” A piedi andata e ritorno dal Marais alla Tour Eiffel.
Starnutire e dirsi salute da soli.
I Velib’ e le infinite e faticose salite.
Aperitivi. Tanti aperitivi.
La perle” e il ristorante indiano.
Le rosticcerie cinesi che non ti ispirano fiducia, ma costano poco.
Trovare un angolo di New York City .
Il succo di pomodoro e la panaché.
Gli italiani all’estero. Perchè anche se li prendiamo sempre in giro, sono italiani come noi e tra italiani ci si aiuta un sacco.
L’Île Saint Louis. Il posto più poetico della città.
E l’aria che respiri quando per le strade non c’è nessuno.

Parigi è “Remember” degli AIR.
Parigi è “La mer”, quella di Charles Trenet.
Parigi è “La mer”, anche quella di Trent Reznor.
Parigi è questo blog.

I ponti sulla Senna “Ma quanto bella è?“.

E poi non abbiamo più parlato, perchè non c’era nient’altro da dire.

Merci Paris.
Et à bientôt.

“Giuseppina, non ti lavare. Torno tra 5 giorni”

23 June 2009

La febbra

La febbra


Quando si parla dei Parigini, si dice malignamente che sono stronzi e sporchi.
Del primo stereotipo abbiamo già abbondantemente parlato, sfatandolo, del secondo…beh, il discorso è un po’ più delicato. E la frase di Napoleone nel titolo lo dimostra.
Anche se non hanno il bidet e non ne sentono assolutamente la mancanza (siamo noi latini ad avere questa fissa!!!), è un po’ esagerato dire che sono sporchi…piuttosto diremmo che sono più rilassati.
Girano per le strade brandendo le loro baguettes come spade, raccolgono il cibo caduto per terra ci soffiano sopra e se lo mangiano come se niente fosse, non battono ciglio se la commessa del panificio si asciuga il sudore, si mette un dito nell’orecchio e poi li serve con un gran sorriso.
Nei supermercati francesi, non esistono guanti. La frutta si palpa a mani nude e via. Tanto poi a casa la lavano. O no? I bambini si rotolano sul pavimento delle métro sotto gli sguardi divertiti dei genitori, strofinando il paffuto visetto sul palo bisunto e dalla ricca fauna batterica.

Noi bambini italiani ci ricordiamo della nostra mamma accigliata che urla “cacca!” al minimo contatto delle nostre manine col suolo. Guai al solo pensiero di toccare il palo della metropolitana. Pensate che io mi faccio scudo con la manica del giubbotto. E appena esco, giù di gel antibatterico. Dicono che da quando sono arrivata in Francia, le vendite si siano impennate.

Il risultato di questo? I bambini hanno degli anticorpi grossi come mosconi. (e i genitori li mandano a scuola con 38° di febbre!)
Noi, invece, non ci siamo mai ammalati così tanto come da quando siamo a Parigi. Usciti dal bozzolo asettico di mammà, i germi ci hanno preso di mira, attaccandoci in veri e propri squadroni della morte.
Il raffreddore che gira qui, non è quello che c’è da noi. Questo è potente, dura per mesi e spesso e volentieri si trasforma o convive con qualche altro virus che approfitta delle italiche difese.
Ed è così, che il farmacista sotto casa si è arricchito notevolmente.
E le malattie che a Parigi ormai da tempo battono la fiacca, con noi hanno fatto dei festoni.

Tonsillite purulenta con pus.
Gastroenterite micidiale bubbonica. Due giorni e due notti di corse al water con interessamenti del muro, febbre alta e visioni di santi e martiri.
Congiuntivite fulminante. Occhi cisposi emananti giallo e allucinazioni psico-visive.
Infezione alla lingua (sì, è successo davvero), con impastamento del tratto orale. E ancora ci stiamo chiedendo che malattia fosse.

Per non parlare di.
Brufoli vari.
Pelle secca. Quella piacevole sensazione della faccia che cade a pezzi.
…PIDOCCHI!!! (abbiamo visto con i nostri occhi un padre spulciare il figlio, come un babbuino nella foresta pluviale. Solo che erano nel métro all’ora di punta.)

Vi abbiamo deliziato?
Speriamo che ci vorrete ancora bene, una volta tornati in Italia. Probabilmente riporteremo in giro malattie ormai estinte. Ma i nostri anticorpi adesso sono dei leoni!

Vive la France!!!

Cantare sotto le stelle

22 June 2009

Fête de la musique

Ieri, primo giorno d’estate, si è svolta a Parigi la “Fête de la musique”, cioè una figata pazzesca.

Cantanti e musicisti, professionisti e non, si sono esibiti ad ogni angolo della capitale per festeggiare l’arrivo della bella stagione (anche se qua è un po’ azzardato dire “bella”). La festa è cominciata di pomeriggio ed è continuata per tutta la notte. La gente si è divertita, ha cantato e ballato sotto le stelle, e soprattutto ha bevuto. E questo di poteva intuire dall’odore di vomito presente nei métro stamane (probabilmente dovuto al fatto che al modico prezzo di €2,50, si poteva viaggiare gratuitamente e illimitatamente per tutta la notte).

Inconvenienti:
-dato che le varie postazioni erano vicinissime, le musica si sentiva un po’ mescolata
-dato che le nostre conoscenze di musica francese si limitano a Johnny Hallyday e Serge Gainsbourg, abbiamo assistito a dei concerti, senza sapere chi fossero i cantanti. E dire che gli spettatori si strappavano i capelli di gioia!

Consigliatissima l’esibizione della band partenopea che quando se ne va, imita una sirena della polizia con la fisarmonica.

Ci siamo divertiti un sacco!
Da riprovare il prossimo anno!

Vacanze…parigine

16 June 2009

Audrey Hepburn
L’ultima settimana di maggio mi sono presa un periodo off, per godermi gli ultimi giorni da 25enne e poter entrare a scrocco nei musei.
Ho cercato di scegliere qualche meta originale, per non trovarmi sommersa di gente e per evitare l’effetto “sono talmente nervosa che non sto neanche guardando dove sono”. Naturalmente non ci sono riuscita: esperimento fallito. Pero’ mi sono vista delle cose nuove (per me) e interessanti, e soprattutto che non avrei mai visto pagando il biglietto. Spilorcia? No, assennata.

Ecco la mia settimana, cosi’ che possiate trarne degli spunti se vi va:

Lunedi’
Dopo essermi resa conto che mi ero presa un raffreddore mostruoso (naturalmente il primo giorno di vacanza), mi sono avviata verso il Centre Pompidou.
Lo so, non è nè una meta originale, nè poco conosciuta, quindi ho disobbedito da subito ai miei propositi. Pero’ a me il caro vecchio scassone piace tanto e appena posso ci vado.
Conscia del mio status di non pagante, mi sono diretta decisa -e bullandomi anche un po’- verso l’entrata del museo, dove un energumeno mi ha chiesto con sguardo inquisitore chi mi credessi di essere per non voler fare la fila. E cosi’ ho scoperto che ero comunque obbligata a farmi venti minuti di attesa per ottenere un biglietto per l’entrata gratuita. Cosa che si contraddice in termine. Bah, SPQ…F.
Una volta sventolato il biglietto davanti al naso dell’energumeno di cui sopra, ho scoperto che non avevo accesso alle mostre temporanee (una su tutte: Kandinsky), ma dovevo “accontentarmi” dell’esposizione permanente.
Che era chiusa per tre quarti.
Sconsolata, ho ammirato il panorama dall’ultimo piano, sentendomi un po’ il presidente degli Stati Uniti. Ho anche salutato con la mano, quando nessuno mi vedeva.

Martedi’
Sono partita alla volta della Maison de la Photographie. Chiusa.
Seconda tappa: il Mémorial de la Shoah. Davvero emozionante. Da vedere assolutamente.
Purtroppo a me è rimasto più in mente il nubifragio che si è scatenato una volta messo il naso fuori dall’edificio e la conseguente corsa à bout de souffle verso il métro. Una valle di lacrime.

Mercoledi’
Giornata pienissima.
Prima tappa: la casa di Victor Hugo. Ci ero passata un milione di volte di fronte e non avevo mai voglia di entrarci. Pourquoi pas?
Una volta entrata, mi sono diretta alla cassa, e…

io: “è gratuito per i minori di 26 anni, giusto?”
loro: “no…”
io (in modalità grazie lo stesso, tornero’ : “ah..ehm, uhm…pensavo…”
loro: “…è gratuito per tutti!!! Ahahhahahahhahha!”

Ovvero, come divertirsi con poco. Attenzione pero’, perchè ci rimarranno malissimo quando rifiuterete l’audioguida a pagamento. Vedrete la delusione dipingersi sui loro volti. Da sentirsi in colpa per tutta la giornata.
La mia personale opinione sulla casa di Victor Hugo? Niente di che. Poi i gusti son gusti.

Notevolissima, invece, la Maison de la Photographie! Ne vale davvero la pena. Andateci!

Pausa pranzo. Abbiamo (raggiunto il resto del team) mangiato la pizza. Non male, ma questo è un altro discorso.

Escursione del pomeriggio: Panthéon.
Come mai non ci sono andata quando abitavo li’ in parte? Boh.
Bello è bello. Il problema è che non è che ci siano poi molte cose da vedere all’interno, a parte delle tombe.
Questo diventa un problema se avete deciso di partecipare alla visita sul tetto delle 16.30 e sono le 15.32.
Momento di giubilo: la scoperta del pendolo di Foucault. Tanti anni passati sui libri di Fisica (pfff…) hanno dato buoni frutti. Pero’ dopo dieci minuti di “Esiste davvero” e “Oscilla un casino”, è imbarazzante.
Attenzione al vecchio che attacca bottone. Forse, data l’età, è proprio Foucault.

Giovedi’
Brutto tempo e raffreddore dilagante.
Escursione del giorno: Starbucks. (da provare il nuovo Frappuccino Fruits Rouges)

Venerdi’
Eurodisney! Ma di questo sapete già tutto…

Indirizzi utili
Centre Pompidou
Place Georges Pompidou
75004 Paris
M: Rambuteau

Mémorial de la Shoah
17, rue Geoffroy-l’Asnier
75004 Paris
M: Pont Marie, Saint-Paul

Maison de la Photographie
5/7 rue de Fourcy
75004 Paris
M: Saint-Paul

Panthéon
Place du Panthéon
75005 Paris
M: Maubert Mutualité
RER B: Luxembourg

Noodles time

15 June 2009


Se state passeggiando nel Marais e vi viene voglia di pranzare al sole di Place des Vosges, vi consigliamo questa rosticceria asiatica à emporter, dal tipico nome orientale: Delice House.
Troverete una vastissima scelta di piatti freschi e gustosi, sushi di tutti i tipi e dolcetti più o meno fritti. A volte vi regalano anche le salsette e l’insalata. Ma dipende se fate i bravi.

Inconvenienti:
-il personale è composto da un esercito di cinesi (una ventina) esattamente identici tra loro. Solo uno parla francese, ma chissà qual è. Buona fortuna.
-non sono capaci di usare la macchinetta per le carte di credito. L’ultima volta, abbiamo assistito a venti minuti buoni di discussione in cinese -anche piuttosto animata- e ne siamo rimasti profondamente sconvolti. Ci aspettavamo da un momento all’altro di veder volare le scimitarre.

Consigliati:
-noodles vegetariani :)
-riso giallo con dentro delle verdure (non bene identificate ma buone)
-pollo al basilico (naturalmente assaggiato dal team carnivoro)

by Google maps

by Google maps

Delice House
81 rue Saint Antoine
75004 Paris
M: Saint Paul

*veg friendly

PS: si’, ho scoperto la street view in Google maps e si’, ho scoperto anche come fare le foto allo schermo del computer.