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I contadinelli di Versailles

14 June 2009

Versailles
La scelta per la nostra escursione settimanale di ieri è caduta sulla città sede della celeberrima reggia: Versailles.
Novelli Rois-Soleil abbiamo preso la solita RER (C) e in poco tempo eravamo giunti a destinazione.

Tutti conoscono la Reggia di Versailles e la magnificenza delle stanze, degli arredi e -soprattutto- dei giardini.
Forse, non tutti sanno che prima che la testa della mitica Maria Antonietta rotolasse nel cesto del boia, in Place de la Concorde (all’epoca Place de la Révolution), quei saloni sfarzosi e quei giardini lussureggianti erano talmente sporchi, che la puzza si sentiva da molto lontano. Nobili zozzoni? Pare proprio di sì.

E se ve lo state chiedendo, Sì ho letto la meravigliosa biografia di Maria Antonietta di Antonia Fraser, e Sì, testa rotolante a parte, avrei tanto voluto vestire i suoi – costosi- panni.

Ma torniamo a noi.
Se avete già visitato la Reggia, non tornateci.
Vi troverete a sgomitare tra ascelle sudate e comitive di personaggi più adatte al reparto geriatria che ai viaggi turistici. Inoltre, se come noi nutrite un profondo interesse nonchè una malcelata ammirazione per tutto ciò che è Luigi qualcosa , rimarrete disgustati dalla vera e propria profanazione che si verifica ogni giorno nel palazzo. Il solo pensiero che quei corridoi, un tempo percorsi da Madame de Pompadour e dal Conte Fersen, oggi sono attraversati da individui in Havaianas schiamazzanti e maleducati, ci indigna profondamente.

Inoltre, recenti disposizioni (di chissà chi) hanno clamorosamente alzato il prezzo di entrata (25€ per la visita completa! Ma siamo pazzi?!?) e hanno fastidiosamente diviso i vari accessi alle parti del castello.
Risultato? Non si capisce niente, le indicazioni sono inesistenti e contraddittorie e vi troverete, terminata la visita interna, a dover pagare ancora per visitare i giardini. Perchè? Perchè i giorni in cui sono previsti gli spettacoli d’acqua bisogna pagare un vero e proprio dazio di passaggio. Poco importa se gli spettacoli sono alle 21 e il vostro orologio segna le 15. E’ assurdo. E quel che è peggio è che gli addetti non sanno niente e non sono in grado di indicarvi la strada da percorrere.

Ma noi siamo fortunati perchè non paghiamo il biglietto di ingresso. Certo però, per questo motivo, non ci facciamo impietosire dalle “simpatiche vecchiette” che vogliono saltare la fila. Noi chiamiamo la sicurezza e le facciamo depositare da un’altra parte.

E se non gli sta bene, che mangino brioches.
Maria Antonietta

In sintesi, lasciate perdere la reggia e visitate piuttosto il Domaine de Marie Antoniette, ossia un capriccio della regina che, annoiata dagli obblighi di corte e dal poco interesse del delfino nei suoi confronti, a un certo punto decide di farsi costruire una specie di parco di divertimenti ai margini del giardino della reggia.
Si tratta di un villaggio rurale, composto da casette in legno e muratura (e rovinate ad arte. Erano nuove, ma volevano farle sembrare vecchie), disseminato di vasi di fiori con il monogramma della regina. Il risultato un’Arcadia idilliaca e rilassante.
Abbiamo potuto immaginare la dolce regina correre per i sentieri nascosti, gustare il latte appena munto di Blanchette e Brunette (le sue mucche preferite) e andare a riposarsi all’ombra del tempietto dell’amore. Infine, per concludere la giornata, un festone come si deve al Petit Trianon, e via a smaltire la sbornia alla Torre di Marlborough.
Il meraviglioso giardino è ancora sede di una fattoria didattica che ospita numerosi animali, socievoli e non.
Gli asinelli correranno a farsi accarezzare il muso, il toro vi ignorerà anche se gli sventolerete un fazzolettone rosso davanti al naso, ma attenzione alle anatre. E non diciamo altro.
Non perdetevi il teatro di Maria Antonietta. Eh sì, perchè alla regina piaceva anche recitare. E pare che fosse anche brava.

Per concludere la giornata, e per alleviare il mal di testa che vi sarà sicuramente venuto a causa del sole cocente, vi consigliamo il viaggio in treno seduti accanto a una “simpatica vecchietta” (sì sì, una di quelle) che non solo parla per tutto il tragitto senza prendere fiato, non solo ha la voce roca da 34 sigarette al giorno, non solo dice una marea di stupidaggini, ma è anche italiana, quindi cerca di attaccare bottone con tutti i connazionali -tanti- a bordo.

Una testa da far rotolare.

PS: le foto -ovviamente- non sono nostre.

Letture e film consigliati (scontati, ma i migliori):
Antonia Fraser, La solitudine di una regina, ed. Mondadori.
Marie Antoniette, di Sofia Coppola, 2006

Chantilly. Crema? No, castello.

8 June 2009

Chateau de Chantilly

Chateau de Chantilly

Ogni tanto, lo sapete, abbiamo bisogno di respirare anche qualcosa che non sia smog, e ce ne andiamo a fare una gitarella fuori porta.
Sabato abbiamo scelto Chantilly, amena località della Piccardia, sede del ben più famoso castello e che, indirettamente, dà il nome alla squisita crema.
50 minuti di RER D e ci siete.

Purtroppo il Castello non è vicino alla stazione. (2km)
Purtroppo non abbiamo trovato mezzi di trasporto.
Purtroppo sabato non eravamo a giugno, ma a novembre. Pioveva e faceva un freddo cane.

Fortunatamente, camminare per Chantilly è come girovagare per quei paesini di montagna dove è obbligatorio salutarsi e dove tutti sorridono e sono pronti a dare indicazioni. E anche ad accompagnarti se necessario.
Fortunatamente Chantilly vanta un numero imbarazzante di panifici e pasticcerie (non per niente son famosi per una crema).
Fortunatamente gli “Chantilliani” hanno un senso dell’umorismo simile al nostro e ridono come pazzi per battute apparentemente non divertenti (in realtà sottili e sagaci).

Chateau de Chantilly

Chateau de Chantilly


Durante la scarpinata attraverso prati inzuppati, c’è stato un momento in cui abbiamo avuto l’impressione di trovarci nella brughiera inglese, alla ricerca del mastino di Baskerville. E il Castello in mezzo al lago, avvolto nella nebbiolina, ci ha fatto viaggiare nel tempo.
Già ci vedevamo con i vestiti d’epoca a consumare un brunch tra i viali ombrosi del giardino, quando il prezzo del biglietto d’entrata ci ha immediatamente riportato al presente: 11€ per la visita-base, e supplementi a non finire!

AVVERTENZA:
Per un resoconto dettagliato e noioso, o per le informazioni pratiche vi consigliamo di leggere qualche altro blog o, in alternativa, visitare il sito ufficiale.
Noi troviamo abbastanza inutile riportare notizie facilmente reperibili a chiunque possieda un collegamento a internet.

Torniamo a noi.
L’atmosfera è…affascinante, quasi ipnotica. E questo, sommato alla pioggia e alle sculture macabre disseminate in ogni stanza…beh…impressiona.
Immaginate una biblioteca polverosa, pareti di libri e quadri a riempire ogni spazio, l’unica luce proviene da candelabri a forma di mano che spuntano dal muro…come fantasmi intrappolati…paura eh???
Chateau de Chantilly
Per sdrammatizzare, fatevi il giro guidato.
Il vostro accompagnatore, dotato del suddetto senso dell’umorismo, vi porterà in giro per il castello aprendo le porte come in un saloon.
Se alla fine del tour, lo vedrete stringere la mano a tutti, non fatevi trarre in inganno.
Non sta salutando, raccoglie soldi. Sappiatelo. Solo per evitare la figuraccia che abbiamo fatto noi.

A questo punto, scappate in giardino. Purtroppo è in gran parte chiuso per ristrutturazione.
Consolatevi, dandovi all’ornitologia: le rondini di Chantilly vengono nutrite con sostanze allucinogene, quindi le vedrete piombare in picchiata – e senza un’apparente ragione- verso i numerosi specchi d’acqua che adornano il parco.
Se avete voglia di inzupparvi i jeans fino alle ginocchia, proseguite.
L’atmosfera tetra vi accompagnerà per tutta la passeggiata…tuttavia, avrete la possibilità di godervi degli scorci meravigliosi e, ancora una volta, vi chiederete se siete davvero in Francia. Tra gli alberi, in perfetto stile Blair Witch Project, vedrete spuntare piccole costruzioni decadenti e…cosa sarà stato quel rumore?
Infine, sorpresa! Un (branco? stormo? gregge?) gruppo di cavalli con la criniera rasata! Se volete rilassarvi, fermatevi per un po’ ad osservarli…

Jardin

Jardin


Ma non addormentatevi.
Vi aspetta un’altra camminata colossale, questa volta molto meno poetica.
Se, come noi, farete l’errore di provare un percorso alternativo, vi troverete a costeggiare una specie di pista di formula uno. Dall’altra parte, invece, potrete godere di un simpatico boschetto che, personalmente, sceglieremmo per una messa nera.
Per quaranta minuti abbiamo camminato in questo modo, perdendo completamente il senso dell’orientamento e del tempo .
Poi, quando ormai eravamo prossimi ai miraggi…la stazione!

Per gli amanti del brivido, di paura e di freddo.

PS: le foto non sono nostre

Eurodisney da “grandi”

31 May 2009

Nonostante voci di corridoio sussurrino che Eurodisney (o meglio, Disneyland Resort Paris) sia in crisi a causa di n’importe quoi, noi ci siamo andati e nel momento in cui abbiamo varcato la soglia, abbiamo smesso i panni dei 25enni. Forse 25 anni li avevamo in due, a farla grande.

Il mondo Disney è magico e riporta indietro nel tempo, però visto che di solito il tempo stringe (e il biglietto d’entrata è salato), vogliamo consigliarvi un itinerario per “bambini grandi”, per godervi tutte le attrazioni da brivido e le scariche di adrenalina che il parco propone.
Se non avete lo stomaco debole!

Il primo consiglio per approfittare di tutta la giornata è arrivare un po’ prima dell’apertura (il parco apre alle 10h00 e dista circa mezz’ora di treno da Parigi, quindi puntate la sveglia alle 7h30) e comprare i biglietti online. In questo modo, potrete evitare la fila e, se siete fortunati come noi, beccarvi anche una riduzione sul biglietto.
Bevetevi una bella dose di caffè forte e munitevi di Moment per superare i momenti in cui il vostro corpo sembra dire basta!

Pronti? Via!
Partite dai Walt Disney Studios, la parte più piccola e più nuova con le giostre da grandi!
Appena entrati, però, fermatevi pure un attimino ad abbracciare i personaggi Disney e a farvi un milione di foto! Sappiate che se non siete bambini, i personaggi vi prenderanno un sacco in giro!

Attrazioni da non perdere (elencate nell’ordine in cui le abbiamo provate):
-Rock’n'Roller Coaster starring Aerosmith: montagne russe al buio, con musica rock e partenze da astronave con il countdown di Steven Tyler.
-The Hollywood Tower Hotel: probabilmente una delle nostre preferite. Nell’ambientazione anni ‘30 di un hotel fatiscente, concierge da brivido (e con degli strani tic) vi fanno salire su un ascensore che precipita per 13 piani, poi risale, riprecipita e vi sballotta di qua e di là! Toglie il fiato!
-Studio Tram Tour: un viaggio in autobus per vedere effetti speciali spettacolari, tipo un camion che prende fuoco a pochi metri da voi.
-Crush’s Coaster: un’altra attrazione nella nostra top five, montagne russe ispirate a “Finding Nemo”, con una particolarità. I gusci di tartaruga sui quali siete seduti, ruotano di 360°, contribuendo ad aumentare la sensazione di vomito imminente! Wow!

A questo punto avrete esaurito la mattinata. Siete pronti per il parco principale, cioè Disneyland Park. Vi diamo il permesso di mangiare qualcosina…ma state leggeri!
Dopo pranzo, andate subito al Phantom Manor, il classico tunnel dell’orrore, per stare tranquilli e digerire con calma. L’attrazione è molto bella e curata, inoltre, se si considera che è del 1992, gli effetti speciali sono da urlo!
Poi:
-Big Thunder Mountain: purtroppo mentre eravamo in fila, c’è stato un problema tecnico e l’attrazione ha chiuso. E’ stato tuttavia piacevole vedere i malcapitati fermi sotto il sole dentro il loro carrello da miniera.
-Pirates of the Caribbean: un tuffo nel mondo dei pirati, attenzione agli schizzi!
-Indiana Jones and the Temple of Peril: montagne russe tra rovine e serpenti a sonagli.
-Space Mountain, mission 2: ancora montagne russe. Vi sparano con un cannone e poi vi fate un trip di laser e luci colorate.
-Star Tours: un simulatore di volo che vi porta nel mondo di “Star Wars”
-Buzz Lightyear Laser Blast: l’unica giostra da bambini che ci siamo concessi. Con delle pistole laser potrete sparare davvero a dei mostri plasticosi che spuntano dal buio. Divertente!

Noi abbiamo concluso la giornata con un pieno di caramelle e una parata di personaggi impazziti che ballavano. E ballavamo anche noi, storditi come Alice dopo la Maratonda.
Si tratta solo di tener botta fino alla fine, per poi trascinarvi al treno che vi riporterà nel mondo reale. E non ne avrete mai abbastanza perchè noi ci vorremmo ritornare già domani!

It’s raining Franz. Hallelujah!

11 May 2009

120 anni e non dimostrarli.

Grazie ai deliri di senilità di Monsieur Eiffel, la Tour viene ridipinta ogni sette anni, e gode di una forma smagliante. Come un’arzilla vecchietta che ogni tot passa dal chirurgo plastico a darsi una rinfrescatina.

Come ha detto qualche saggio “la Tour Eiffel o la ami o la odi”.
Noi la amiamo, ci piace, è bella, è grande, sbrilluccica un sacco. Tuttavia, per festeggiarla non le porteremo una torta e non canteremo nessuna canzone.

Vogliamo celebrarla attraverso la storia di Franz Reichelt, un simpatico sarto che nel 1912 decise di costruire un mantello da scoiattolo volante e di gettarsi dal primo piano della Torre, planando elegantemente sul Champ de Mars. La domanda da fare ora non è “Com’è finita?”, bensi’ “In quanti pezzettini è stato raccolto sull’asfalto?”.
Si dice che Franz sia morto ancor prima di toccare terra, per infarto del miocardio. Si narra altresi’ che avesse cambiato -saggiamente- idea, al momento del lancio, ma che l’infarto di cui sopra gli abbia fatto perdere i sensi. E splat!

Noi lo vogliamo ricordare cosi’, spensierato nel suo travestimento di scoiattolo. Ciao Franz.

Qualcosa che ci piace assai#2

17 April 2009

Di quanto sono comodi e simpatici i Velib’, abbiamo già parlato qui.

Ora, dopo qualche mese di “rodaggio”, ci sentiamo in dovere di darvi qualche consiglio di sopravvivenza, per evitare spiacevoli -e pericolosi!!!- imprevisti.

Ovviamente prima di prendere un bicicletta, sceglietela con cura: controllate che le ruote siano gonfie e alzando leggermente da terra la ruota posteriore, fate girare i pedali per testare la catena. In questo modo, eviterete brutte sorprese come ritrovarvi i pedali sbilenchi e girare per tutta Parigi come dei dementi.

Una volta recuperata la vostra fiammante bicicletta, noterete con immenso piacere che su ogni strada, a destra, c’è una bella corsia con il simbolo dell’omino che pedala.

Prima di lanciarvi spensierati, ATTENZIONE! Le suddette corsie sono in condivisione con autobus e taxi, quindi regolatevi di conseguenza: nessuno è entusiasta di ritrovarsi i ciclisti, quando prima poteva sfrecciare liberamente!! Inoltre, gli automobilisti considerano quel pezzettino di strada come una loro comodità per sorpassarsi allegramente l’un l’altro (a destra? Ebbene si’). Infine, ciliegina sulla torta, la corsia è utilizzata anche come parcheggio temporaneo per scarico-carico merci, traslochi e chi più ne ha più ne metta!!!

Risultato? Sarete perfettamente allenati per lo slalom, la corsa a ostacoli e l’imprecazione improvvisata (“ta gueule!!!” va per la maggiore).

Ultima dritta: cercate di chiudere bene l’affare che c’è sotto alla sella, dopo averla regolata. In questo modo eviterete di sculettare vistosamente e di ritrovarvi in posizione easy-rider all’arrivo!